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I
care: “Anch’io sono indignato…”
Anch’io sono indignato
e penso che l’indignazione debba trovare fiato,
urla, parole. Non può restare chiusa segregata nei
nostri discorsi da salotto, nei nostri diari
personali. L’indignazione per essere fruttuosa deve
essere condivisa, si deve trasformare in azione
collettiva. Luciano Violante scrive, nel suo ultimo
libro, “maledetti i gregari che sono la feccia del
mondo. Sono i gregari che partoriscono i dittatori”.
Trovo molto vere
queste parole e sento che l’Italia si è trasformata
in una repubblica di gregari. Ma andiamo per tappe:
cos’è che mi indigna, cosa voglio condividere di
questa mia indignazione? Mi indigna che, in un’epoca
di crisi economica mondiale, la possibilità di
uscirne ricada sulle spalle dei giovani, sempre più
precari, sempre più instabili, con sempre meno
possibilità di intravedere un futuro.
Mi indigna il fatto
che qualcuno stia rubando il futuro ai giovani in
nome di una sopravvivenza benestante che dà il senso
di una cecità devastante.
Mi indigno perché a
pagare è lo stato sociale, sempre meno servizi,
sempre meno attenzione ai bisogni dei fragili,
sempre più pressante la richiesta al volontariato di
dare i servizi che uno Stato dovrebbe fornire agli
elementi più deboli della sua popolazione.
Mi indigna la
volgarità che nasce dallo scarso rispetto dell’uomo
sull’uomo e dell’uomo sulla donna.
Mi indigna una
politica che usa un gergo da carrettiere facendo
passare questo gergo maledetto come battute di
spirito e chi non la comprende, chi si scandalizza e
chi si indigna è uno sciocco puritano e moralista.
Mi indigna che la
parola “morale” sia divenuta un tabù, un’ offesa
impronunciabile, un sinonimo di arretratezza e
inadeguatezza.
Mi indigna che, mentre
i tagli economici sulla popolazione priva di potere
avvengono immediatamente, i tagli alla spesa
politica siano sempre differiti ad una prossima
legislatura. È “vita mea mors tua”.
Mi indigna l’evasione
fiscale, il peccato dei nostri giorni in cui uomini
ricchi rubano due volte, attraverso cui vecchi
epuloni privano lo Stato della possibilità di dare
servizi e riconoscere diritti.
Mi indigna che si
dicano cattolici gente che non pratica la regola
d’oro che sta alle basi di tutte le religioni “ fai
agli altri ciò che vorresti fosse fatto a te”. Mi
indigna che esportiamo la democrazia attraverso la
guerra aumentando le nostre spese militari e per
farlo togliamo fondi alla scuola ed alla sanità.
Mi indigna soprattutto
il messaggio di diseducazione veicolato dalla
politica e dai mass media che vuole che l’altro,
chiunque sia, abbia valore solo come possibile
sgabello per il mio innalzamento.
Mi piace la parola
indignazione e mi piace che giovani spagnoli, greci,
israeliani, inglesi, statunitensi, italiani
l’abbiano fatta diventare una bandiera sotto cui
combattere. Si, i giovani sono indignati; ma noi che
giovani non siamo più perché non riusciamo a
sostenere la loro battaglia, perché non c’è una
rivolta dei giusti, per evocare un termine caro ai
cristiani? Perché?
Qual è il tappo che
blocca l’esplosione di una rivolta? Perché da noi i
giusti sono combattuti come fossero i veri nemici,
perché la giustizia viene sbeffeggiata ogni giorno,
perché l’arroganza viene venerata?
Perché l’ignoranza
diventa sapienziale? Cosa ci è successo? Perché il
massimo dell’estetica è diventato il lato B delle
donne? Cosa abbiamo da perdere che non abbiamo già
perso se cerchiamo di cambiare tutto questo?
Sac.
Mimmo Battaglia - Presidente FICT |