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Notiziario dell'Associazione
Volontari di Crescita Comunitaria
Pubblicazione registrata presso il
Tribunale della Spezia nr. 9/2001 nr. 2
Anno 2002
Editore:
Associazione Volontari di Crescita
Comunitaria Via Cadorna, 24 -
19121 La Spezia
Tel. 0187/2557314
Direttore Responsabile:
Carlo Ruocco
Redazione:
Gian Luigi Colombo, Alphi Ferri,
Maristella Li Gioi, Mariangela Magnani,
Maria Grazia Paganini, Emilio Pontali,
Gianfranco Pozzoni, Marcella Tasso
Indirizzo:
“La Missione” via Carducci, 5 - 19038
Sarzana • Tel. 0187/6112230 Fax
0187/6112280 • E-mail: volontari@crescitacomunitaria.it
Progetto Grafico e Stampa:
Alpicella Service - Sarzana
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Avvertiamo i collaboratori di Barsoom
che gli articoli possono essere anche
inviati per e-mail
al seguente indirizzo
volontari@crescitacomunitaria.it |
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Riceviamo e pubblichiamo
27 ottobre 2011
Cari amici,
ho letto con interesse la vostra Rivista n° 5
dell’Ottobre 2011 che, gentilmente,
continuate a spedirmi a casa e mi ha molto
appassionato l’articolo di Maria Grazia Paganini,
vostra volontaria e mia antica amica.
Nonostante io oggi sia uscito dall’ASL in quanto
pensionato, vorrei condividere con voi alcune mie
riflessioni sul tema dell’articolo: forse, l’essere
“fuori dal giro”, anziché essere un limite, potrebbe
essere un vantaggio di lucidità.
Il tema della sede del SERT è sempre stato un tema
scottante, a Sarzana, alla Spezia, in tutte le città
d’Italia, da sempre. Per rimanere nella nostra
piccola realtà sarzanese, anche quando negli anni
’80 fu individuata la sede di via Cadorna, il
quartiere si mobilitò con raccolte di firme per
cercare d’impedirlo. Quando il SERT fu trasferito da
via Cadorna a Villa Ollandini, non ci furono
lamentele perché era un luogo fuori mano, non in
vista e non nel centro storico. Poco contava che
fosse difficilmente
raggiungibile dai pazienti tossicodipendenti: molte
persone non pensano che chi fa uso di sostanze sia
un malato, ma pensano che sia solo un viziato e,
quindi, “che se la sbrighi”.
A mio parere, ci sono molte analogie tra i Servizi
che si occupano di drogati (chiamiamoli pure così,
tanto non si offendono), siano essi Sert o Comunità
Terapeutiche, e le discariche dei rifiuti urbani: va
bene che ci siano, ma non vicino alla propria casa.
Quindi, temo che il problema sia solo di cultura.
Per quanto riguarda gli inceneritori della
spazzatura, sinceramente, non ho mai capito come mai
il Principe di Monaco ha permesso che ne venisse
installato uno a 150 metri dalla sua reggia. Mah...
Forse è pazzo.
I tossicodipendenti non esistono perché ci sono i
Sert e le Comunità. I Sert e le Comunità esistono
perché ci sono i tossicodipendenti. Ed i Sert e le
Comunità “bonificano” il territorio, non lo
“infettano”. Nel Quartiere Trinità e in via Dante
Alighieri le persone vanno a bucarsi dalla metà
degli anni ’70, cioè da circa 36 anni, semplicemente
perché è un luogo un po’ appartato, è un po’
periferico rispetto al centro storico, ma ad esso
vicino; ci sono ponti sotto le cui arcate ci si
nasconde bene e per bucarsi bisogna nascondersi.
Tutto qua. La collocazione del Sert creerà problemi
a chi per bucarsi ha bisogno di nascondersi.
Le esperienze delle altre città d’Italia che hanno
aperto sedi in zone infestate dai tossici, ci dicono
che il fenomeno si è ridotto e che, quindi, il Sert
ha “bonificato” l’area.
C’è tuttavia da interrogarsi su come mai ci sia
questa ostilità da parte dei residenti:
personalmente non credo loro abbiano colpa alcuna:
quando io ho paura faccio di tutto per difendermi.
Il problema, forse, è un altro: quando non si sanno
le cose, la responsabilità è di chi non ce le ha
spiegate. Ma chi doveva spiegarle le cose? Noi,
ovviamente. Noi dei Sert e noi delle Comunità.
Siamo, forse, troppo presi dal “fare” e trascuriamo
il “far conoscere”. Nessuno nasce “imparato” (dicono
nella più bella porzione d’Italia che è il Sud). E
allora, se questa che io propongo fosse la realtà,
dobbiamo fare autocritica e, possibilmente, cambiar
rotta ed educare la collettività. Se invece non
faremo autocritica, i cittadini avranno ragione a
vedere le cose così.
Vi ringrazio dell’attenzione.
Roberto Sbrana |